MILTONIOPSIS

by  Gianantonio Torelli, M.D. 

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Introduzione

Tra le orchidee che attualmente con più facilità si possono acquistare dai fioristi o nei garden center dobbiamo annoverare le Miltoniopsis, che spesso i fioristi chiamano "orchidee pansè", poiché vagamente i loro fiori ricordano quelli delle viole del pensiero.
Si tratta di orchidee davvero spettacolari quando sono in fiore e che fortunatamente stanno sempre più incontrando l'interesse degli orchidofili italiani.
In commercio troviamo quasi solo ibridi di Miltoniopsis, in quanto le sei specie presenti in natura sono offerte raramente sul mercato, tranne che in qualche fiera specializzata. Altro fattore che ne sta aumentando la diffusione, a parte la bellezza del fiore, è il fatto che questi ibridi hanno perso nei vari incroci molte delle difficoltà colturali delle specie originarie.
Di solito queste piante sono vendute in negozio o nei centri GDO come fiore d’appartamento, un po’ come le rose di Natale, finendo spesso in mani inesperte ed il loro destino è quasi sempre tristemente segnato.
Poco male, si dirà: tanto gli olandesi ne producono a milioni….
Invece con poche attenzioni questa pianta vivrà a lungo, donando anno dopo anno i suoi magnifici fiori, che sono tra i più belli che si possono coltivare in casa. Lo dimostra il grandissimo favore che incontrano laddove l’orchidofilia è molto più radicata che da noi, come in Inghilterra o negli USA. Basta sfogliare un numero qualsiasi, recente o passato, della rivista inglese The Orchid Review per imbattersi in qualche foto di Miltoniopsis. L’eccezionale Eric Young Orchid Foundation ha prodotto un incredibile numero di affascinanti ibridi in questo genere; nel passato Alan Moon e collaboratori hanno sfruttato come genitori soprattutto esemplari tetraploidi, cioè con numero doppio di cromosomi rispetto al normale, spesso ricorrendo all’uso della colchicina (estratta dal colchico autunnale) per raddoppiarne il patrimonio genetico. In questo modo hanno ottenuto ibridi dotati di una grandezza, bellezza e saturazione di colori nettamente superiore al normale. Non c’é mostra od esposizione in Inghilterra che non veda premiato qualche ibrido di Miltoniopsis, spesso frutto proprio dell’opera d’ibridazione della Eric Young Orchid Foundation.
Se scorriamo la Sanders list degli ibridi ( ora meglio noto come:
International Register of Orchid Hybrids, pubblicato come supplemento alla rivista The Orchid Review), o, più comodamente, l’equivalente CD-ROM, oppure il sito web della RHS restiamo sorpresi dall’enorme numero di ibridi prodotti in questo genere, a conferma del grande favore che questo genere incontra nel mondo.



foto di Miltoniopsis della Eric Young Orchid Foundation by Adrian Warren               

 

A casa di una nostra amica orchidofila di Borgo Valsugana (Bianca Pezzatti , sul cui "pollice verde" ci si può scommettere...) con regolarità rifiorisce uno splendido esemplare di Miltoniopsis, la Miltoniopsis Herralexandre ( =Miltoniopsis Alexandre Dumas x Herrenhausen)

Miltoniopsis Herralexandre di Bianca Pezzatti




Miltoniopsis Red Woodham

Ricordo qui che i primi ibridi primari nel genere Miltoniopsis sono stati Miltoniopsis Bleuana ( Miltoniopsis roezlii x vexillaria) nel 1889,  Miltoniopsis Reine Elisabeth (Miltoniopsis roezlii x Miltoniopsis vexillaria, che quindi curiosamente ha gli stessi genitori della Miltoniopsis Bleuana vista prima) nel 1921 e  Miltoniopsis Venus (Miltoniopsis phalaenopsis x Miltoniopsis vexillaria) nel 1917.  Solamente molti anni dopo, nel 1991, è stata registrata la Miltoniopsis Carl Withner (Miltoniopsis roezlii x Miltoniopsis phalaenopsis) il terzo ibrido primario.

        Questi sono gli ibridi primari:

Miltoniopsis  x bleui (roezlii x vexillaria) 1889, nota anche col nome di Miltoniopsis Bleui o Bleuana, da ritenersi meri sinonimi

Miltoniopsis Venus (phalaenopsis x vexillaria) 1917

Miltoniopsis Halls Lake (warscewiczii x vexillaria) 1963

Miltoniopsis Carl Withner ( roezlii x phalaenopsis) 1991

Miltoniopsis Northern Cross ( warscewiczii x phalaenopsis) 1994

Miltoniopsis Lauren Klehm ( vexillaria x santanaei) nel 1996

Miltoniopsis Angel Falls ( santanaei x phalaenopsis) nel 1997

Miltoniopsis Sweet Santa Rosa ( roezlii x santanaei) 1999

Miltoniopsis Maui Titan ( bismarckii x santanei) nel 2000

Miltoniopsis Mary Catherine Messina ( santanaei x warscewiczii) nel 2002

Miltoniopsis Menina Taylor ( bismarckii x phalaenopsis) nel 2003

Miltoniopsis Joyce Hill (bismarckii x vexillaria) nel 2008

 

Ed ora un po’ di storia

Il genere Miltoniopsis fu stabilito nel 1889 da Godefroy-Lebeuf nella rivista  L'Orchidophile 9: 63. 1889. senza però designare la località del typus.
Questo nome però non fu subito accettato. Anzi per tanti, tantissimi anni queste specie restarono relegate nel più vasto genere Miltonia.
Solo nel 1976 Garay e Dunsterville resuscitarono il genere Miltoniopsis secondo il concetto di Godefroy-Lebeuf.
Questo concetto è ora universalmente accettato, per cui il genere Miltoniopsis è tornato al rango di genere autonomo e la
Miltoniopsis vexillaria è considerata  il typus del genere Miltoniopsis.

cenni di morfologia botanica

Ancora adesso però a livello commerciale le Miltoniopsis vengono spesso erroneamente chiamate Miltonia, generando molta confusione nel coltivatore, in quanto trattasi di due generi ben distinti e con necessità colturali molto diverse: le prime vivono in altura, in zone andine, le seconde in Brasile!

Chi ha avuto occasione di vedere le vere Miltonia - quelle brasiliane, intendo - può certamente confermare che tra queste e le Miltoniopsis le differenze sono enormi: i due generi perciò possono facilmente essere differenziati tra loro già a prima vista. Le foglie sono di struttura, colore e consistenza diversa; inoltre l’apice dello pseudobulbo presenta due foglie nelle Miltonia ed una sola foglia nelle Miltoniopsis

la freccia indica la foglia all'apice dello pseudobulbo di Miltoniopsis bismarkii ( non guardate le due brattee fogliacee esterne)

Le Miltoniopsis sono caratterizzate da pseudobulbi aggregati, dotati di una sola foglia apicale, colonna che è unita al labello tramite una simil-carena senza nessuna escavazione.

 

colonna di una Miltonia

 

                                                  colonna di una Miltoniopsis, molto più corta

 

Anche gli pseudobulbi sono diversi; piatti e molto appressati tra loro nelle Miltoniopsis, separati invece da un lungo rizoma nelle Miltonia. Quindi è corretto parlare di Miltoniopsis per le specie andine (con una sola eccezione che cresce in Costarica) e di Miltonia per le specie brasiliane.

I problemi che si possono incontrare nella coltivazione delle Miltoniopsis derivano proprio dalla loro origine andina, poiché Ande significa altura e... fresco! Ma se questo può valere per le specie, altrettanto non può dirsi per gli ibridi, che dal 1921 in poi hanno perso per strada un pò di queste caratteristiche, adattandosi più facilmente all'ambiente in cui viviamo. Oggi coltivare le Miltoniopsis è facile come coltivare qualsiasi altra pianta d’appartamento, a patto di osservare le poche precauzioni che vedremo più avanti.

la nomenclatura botanica ha stabilito che l'abbreviazione di Miltoniopsis è: Mps.

Dal punto di vista filogenetico, recenti studi sul DNA dimostrano che Miltoniopsis phalaenopsis è separata dalle altre Mps, mentre Mps.warscewiczii e roezlii sono vicine tra loro, come Mps. vexillaria e bismarckii tra loro

Impollinazione: si tratta di fiori con labello largo e piatto, e secondo Dodson (1965) sono impollinate da api ptiloglossine che volano di notte (Ptiloglossa ducalis Smith)

 

Iniziamo a parlare delle… specie

Per capire gli ibridi che troviamo in commercio, dobbiamo per prima cosa conoscere le specie da cui esse derivano. Come detto prima, le Miltoniopsis crescono per lo più sulle Ande, ad elevate altitudini.

Il genere Miltoniopsis appartiene alla famiglia Orchidaceae, tribù Maxillarieae, sottotribù Oncidiinae e comprende sei specie. Quelle che rivestono più importanza per noi, perché da esse derivano quasi tutti gli ibridi attuali, sono Miltoniopsis vexillaria, Miltoniopsis phalaenopsis e Miltoniopsis roezlii; meno importanti sono Miltoniopsis bismarkii, descritta nel 1989, Miltoniopsis santanaei e Miltoniopsis warscewiczii, che, unica non andina, cresce in Costarica e Panama.
Esaminiamo ora brevemente le sei specie che costituiscono il genere Miltoniopsis.

Le Tabelle climatologiche sono tratte, con qualche modifica, dalle equivalenti tabelle pubblicate da Charles & Margaret Baker ( AOS Bullettin, september 1993, 901-908)

Miltoniopsis bismarckii  Dodson & Bennet

Si tratta di una Miltoniopsis descritta recentemente, nel 1989, da Dodson e Bennet, dopo che era stata scoperta quattro anni prima da Klaus von Bismarck, il 28 febbraio 1985, in Peru, nella provincia di Leoncio Prado (regione Huánuco), in umide foreste della Cordillera Azul, a circa 1000 metri d’altitudine.
E' una pianta alta 18-20 cm, con le foglie tipiche delle Miltoniopsis, di colore verde chiaro; l'apice dello pseudobulbo porta una sola foglia, alta circa 25 cm e larga 2.5 cm. Il nuovo getto di solito produce due inflorescenze, che nascono ai lati della base dello pseudobulbo ed ognuna porta 2-4 fiori, larghi 4 cm ed alti 4.5 cm, con sepali rosa pallido 2 x 0.8 cm, petali rosa più scuro 2 x 1 cm, e labello rosa scuro, concolore ai petali, 2.2 x 2.5 cm. Il labello può essere sfumato di giallo alla base, e presenta tre strie porpora lunghe 7 mm. 

Miltoniopsis bismarckii
Dodson & Bennett,
in Icones Plantarum Tropicarum II, 2: t. 110. 1989.
sinonimo, quindi non accettato: 
Miltonia bismarckii (Dodson & D.E.Bennett) P.F.Hunt  in Orchid Rev. 108(1233)  noh: 15 (2000)

bismarkii

 

 

 

 

bismarckii

foto di Gilberto Merino ( dal web)

bella foto di Mps.bismarckii nel suo habitat
(foto di Gilberto Merino, tratta dal web)



(foto dal web) forma alba


(foto dal web) forma alba



foto dal web - forma alba

 
foto dal web - forma alba

N.B:
Miltoniopsis bismarckii: si tratta di una pianta estremamente rara in natura, visto che è stata trovata solo in due località in Peru (Huánuco), come si può leggere qui:

Esta hierba epífita es conocida sólo de dos localidades de bosque montano en la cuenca del Huallaga, distantes entre sí por más de 90 km. Fue recolectada en lo que ahora es el Parque Nacional Cordillera Azul.

In commercio però si trova sia la pianta tipo che una varietà orticolturale, che Ecuagenera chiama: " Miltoniopsis bismarkii var. josefina",che a mio giudizio però non si differanza dalla descrizione del tipo, per cui la considero un clone e non una varietà: 

  Miltoniopsis bismarkii "Josefina", acquistato da Ecuagenera


dati climatologici: stazione di riferimento: Tingo Maria, Peru [ temperature calcolate per 1000 metri di altitudine ]

 

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pioggia/mm

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579

216

221

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umidità %

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68

68

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73

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78

78

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68

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giorni sereni alle 7

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giorni sereni alle 14

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4

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7

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temp. massima

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28

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temp. minima

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escurs. termica

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fioritura              

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Miltoniopsis phalaenopsis  (Linden & Rchb. f.) Garay & Dunsterville

Miltoniopsis phalaenopsis (Linden & Rchb. f.) Garay & Dunsterville,  in Venezuelan Orchids Illustrated 6: 278. 1976.

    Basionimo: Odontoglossum phalaenopsis Linden & Rchb. f.   in: Bonplandia (Corrientes) 2: 278. 1854.

    sinonimo: Miltonia phalaenopsis (Linden & Rchb. f.) G. Nicholson  in: The Illustrated Dictionary of Gardening, . . . 2: 367. 1886


questa è l'illustrazione originale di Nicholson in The Illustrated Dictionary of Gardening, . . . 2: 367. 1886, descritta come Miltonia Phalaenopsis

Pianta originaria della Colombia, ove cresce in umide foreste tra 1200 e 1500 metri d’altitudine.
Descritta da Linden e Reichenbach in Bonplandia nel 1854 come Odontoglossum phalaenopsis, ( ma con annotazione =
Miltonia Phalaenopsis ) fu trasferita nel genere Miltonia da Nicholson nel 1886 ed infine nel genere Miltoniopsis da Garay e Dunsterville nel 1976.
Si tratta di un pianta epifita alta da 15 a 30 cm, con foglie tipiche del genere Miltoniopsis, di color verde chiaro e pseudobulbo ovoidale, compresso. L’inflorescenza si distingue in quanto è più corta delle foglie, carattere che si riscontra anche nei suoi ibridi. L’inflorescenza porta 3-5 fiori, larghi sino a 7 cm, completamente bianchi, ad eccezione del labello che si presenta ampiamente soffuso di porpora.
E’ usata meno di Miltoniopsis vexillaria e Miltoniopsis roezlii nell’ibridazione a causa dell’inflorescenza corta e dei fiori abbastanza piccoli; però trasmette ai suoi ibridi la bella maschera porpora del labello ed anche l’effetto "waterfall" e "tear drop" (effetto "cascata" e "lacrime"), tipico di molti ibridi moderni.

dati climatologici: stazione di riferimento: Palonegro, Colombia

                                                                    Temperature calcolate per 1300 metri d’altitudine

gen

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pioggia/mm

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38

41

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76

46

56

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64

66

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umidità %

73

72

75

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82

84

81

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79

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80

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giorni sereni alle 7

0

1

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0

0

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0

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giorni sereni alle 14

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3

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0

1

1

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1

0

0

1

temp. massima

23

24

24

23

24

24

24

25

24

23

23

23

temp. minima

18

18

18

18

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18

17

17

17

17

escurs. termica

5

6

6

5

6

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6

7

7

6

6

6

fioritura

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***

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Miltoniopsis roezlii  (Reichb.f.) Godefroy-Lebeuf

Miltoniopsis roezlii  (Reichb.f.) Godefroy-Lebeuf in L'Orchidophile 9: 146, 148. 1889.


sinonimi:

Odontoglossum
 roezlii Rchb.f. in  
Xenia Orchid. 2: 191 1873

Miltonia roezlii (Rchb. f.) G. Nicholson in The Illustrated Dictionary of Gardening, . . . 2: 369. 1886.

Pianta epifita originaria della valle del fiume Dagua nella Cordillera Occidental della Colombia, in foreste calde ed umide, a 400-1000 metri d’altitudine. Le piante sono alte sino a 30 cm, con foglie verde chiaro; i nuovi getti producono una o due inflorescenze lunghe sino a 30 cm, portanti 3-5 fiori, larghi da 7 a 10 cm, bianchi, con una bella macchia porpora alla base dei petali, mentre il labello ha una maschera gialla alla base del callo. Sono profumati.
La pianta, scoperta da Benedict Roezl nel 1873, fu descritta nello stesso anno da Reichenbach come Odontoglossum roezlii, per essere poi trasferita da Nicholson nel genere Miltonia nel 1886, con il nome di Miltonia roezlii (Rchb.f.) Nicholson. Questo nome rimase in vigore fino a pochi anni fa, quando venne resuscitato il nome Miltoniopsis roezlii, ad essa attribuito nel 1889 da Godefroy-Lebeuf.

Stazione di riferimento: Quibdo, Colombia                                                           

Temperature calcolate per 600 metri d’altitudine

 

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feb

mar

apr

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set

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nov

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pioggia/mm

97

185

173

221

180

196

224

231

330

244

279

206

umidità %

69

70

72

74

75

73

69

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73

77

77

72

giorni sereni alle 7

0

1

0

0

0

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0

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giorni sereni alle 14

2

3

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0

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1

temp. massima

25

25

25

26

26

26

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27

27

26

25

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temp. minima

20

20

20

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20

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19

19

19

escurs. termica

5

5

5

6

6

5

7

7

7

7

6

6

fioritura      

**

***

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Miltoniopsis santanaei  Garay & Dunsterville

Miltoniopsis santanaei


Originariamente descritta nel 1976 da Garay e Dunsterville nel libro Venezuelan Orchids Illustrated è stata trovata, oltre che in Venezuela, anche in Colombia ed Ecuador. Cresce in foreste molto umide, tra i 600 ed i 1000 metri d’altitudine.
Si tratta di una pianta epifita alta sino a 27 cm, dalle tipiche foglie verde pallido. L’inflorescenza è lunga sino a 10 cm, e porta alcuni fiori larghi sino a 5 cm, bianchi o bianco crema, con lieve soffusione gialla alla base dei sepali e petali; il labello bianco presenta una macchia reniforme alla sua base, con alcune strie porpora.
Nel passato questa specie era conosciuta col nome di Miltonia roezlii var. alba.

 


Miltoniopsis santanaei

Stazione di riferimento: Tumeremo, Venezuela
                                                           

Temperature calcolate per 600 metri d’altitudine

 

gen

feb

mar

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ott

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pioggia/mm

99

76

61

76

155

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76

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umidità %

87

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81

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84

81

81

84

86

giorni sereni alle 7

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0

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1

1

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1

2

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1

1

1

giorni sereni alle 14

0

0

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0

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0

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0

temp. massima

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29

28

29

30

30

30

30

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temp. minima

17

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19

19

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escurs. termica

10

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11

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11

10

fioritura    

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*

 

 

Miltoniopsis vexillaria  (Reichb. f) Godefroy-Lebeuf



 

Miltoniopsis vexillaria (Rchb.f.) God.-Leb.    Orchidophile (Argenteuil) 9: 63 1889. 


    sinonimi:
Miltonia
 vexillaria var. leopoldii A.H.Kent
  Man. Orchid. Pl. 8: 111 1892
Miltonia
 vexillaria var. rubella A.H.Kent
   Man. Orchid. Pl. 8: 111 1892
Miltonia
 vexillaria var. stupenda A.H.Kent
   Man. Orchid. Pl. 8: 111 1892
Odontoglossum vexillarium Rchb.f.     Gard. Chron. n.s., 6: 901 1876.
Odontoglossum vexillarium var. lehmannii Rchb.f.  
Gard. Chron. n.s., 13: 586
Odontoglossum
 vexillarium var. purpureum
 L.Linden & Rodigas
  Lindenia 1: t. 13 1885.
Odontoglossum
 vexillarium var. superbum Rchb.f.    
Gard. Chron. n.s., 16: 364

Originariamente scoperta in Colombia, fu descritta da Reichenbach nel 1867 come Odontoglossum vexillarium. Fu trasferita nel genere Miltonia da Nicholson nel 1886, con il nome di Miltonia vexillaria, nome con cui è spesso ancora coltivata, anche se nel 1889 era stata correttamente trasferita nel genere Miltoniopsis da Godefroy-Lebeuf, genere di cui Miltoniopsis vexillaria rappresenta il tipo. Oltre che in Colombia è stata trovata anche nell’Ecuador. Cresce epifita ai margini d’umide foreste montane, tra i 1300 ed i 2150 metri d’altitudine.
La pianta è alta sino a 30 cm, con foglie verde pallido; l’inflorescenza è lunga 30 cm e porta, 4-5 fiori, larghi sino a 10 cm, di colore rosa, spesso con i margini bianchi, oppure bianchi, talora soffusi di rosa; il labello presenta un’ampia macchia gialla alla base ed è decorato da strisce e macchie marroni.

Stazione di riferimento: Medellin, Colombia

 Temperature calcolate per 1700 metri d’altitudine

 

gen

feb

mar

apr

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giu

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ago

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pioggia/mm

69

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umidità %

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69

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giorni sereni alle 7

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giorni sereni alle 14

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temp. massima

26

26

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26

26

27

26

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26

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temp. minima

14

14

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escurs. termica

12

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fioritura      

*

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Miltoniopsis warszewiczii (Reichb.f.) Garay & Dunsterville




       

Miltoniopsis warszewiczii (Rchb.f.) Garay & Dunsterville Venez. Orchids Ill. 6: 278 1976.

    sinonimi:

Miltoniopsis warscewiczii (Rchb. f.) Garay & Dunsterville, nome non valido perchè è erronamente indicato il nome di Warszewicz con la "sce" invece di "sze"

Miltonia endresii G.Nicholson   Ill. Dict. Gard. 2: 368 1886.  

Miltonia superba Schltr   Repert. Spec. Nov. Regni Veg. 3: 249 1907.

Odontoglossum warszewiczii Rchb.f. Bot. Zeitung (Berlin) 10: 692 1852. 

Odontoglossum warscewiczianum Hemsl.  Biol. Cent.-Amer., Bot. 3(16): 277 277 1884.


        TYPE: [Panama]. Cordillera de Chiriqui. 2400 mt  su  Leguminose. Ottobre-Gennaio.  Warszewicz s.n. (holotype, W).



bellissimo disegno di Miltoniopsis  warszewiczii eseguito da Franco Pupulin

Questa specie fu descritta nel 1852 come Odontoglossum warszewiczii da Reichenbach sulla base di piante raccolte da Józef Warszewicz Ritter von Rawicz a Panama.
Nel 1888 Nicholson descrisse col nome di Miltonia endresii la stessa pianta, raccolta però in Costarica.
Nel 1907 Schlechter la chiamò Miltonia superba.
Finalmente nel 1976 Garay e Dunsterville la trasferirono nel genere Miltoniopsis.
Da notare che lo stesso Reichenbach descrisse anche una Miltonia warscewiczii che però non ha nulla a che fare con la nostra Miltoniopsis, in quanto è un Oncidium, noto ora come Oncidium fuscatum Rchb.f.

Miltoniopsis warscewiczii cresce epifita ad altitudini comprese tra i 1400 ed i 2000 metri, in Costarica e Panama.
Si tratta di una pianta alta sino 35 cm, dalle foglie verde pallido. Ogni nuovo getto produce alcune inflorescenze alte 30 cm, portanti 3-5 fiori, larghi 5-8 cm, bianchi con soffusioni di rosso-porpora alla base dei segmenti floreali. Il labello ha un callo giallo con tre corte creste.
In coltura sembra richiedere un po’ meno luce delle altre specie

Stazione di riferimento: San José, Costa Rica   
                                                             
Temperature calcolate per 1700 metri d’altitudine

 

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fioritura

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Ed ora vediamo… gli ibridi

Ricordo qui che i primi ibridi primari nel genere Miltoniopsis sono stati Miltoniopsis Bleuana ( Miltoniopsis roezlii x vexillaria) nel 1889, Miltoniopsis Reine Elisabeth (Miltoniopsis roezlii x Miltoniopsis vexillaria, che quindi curiosamente ha gli stessi genitori della Miltoniopsis Bleuana vista prima ) nel 1921 e  Miltoniopsis Venus (Miltoniopsis phalaenopsis x Miltoniopsis vexillaria) nel 1917.  Solamente molti anni dopo, nel 1991, è stata registrata la Miltoniopsis Carl Withner ( Miltoniopsis roezlii x Miltoniopsis phalaenopsis) il terzo ibrido primario.

Miltoniopsis Bleuana (roezlii x vexillaria) 1889

Miltoniopsis Venus (phalaenopsis x vexillaria) 1917

Miltoniopsis Halls Lake (warscewiczii x vexillaria) 1963

Miltoniopsis Carl Withner ( roezlii x phalaenopsis) 1991

Miltoniopsis Northern Cross ( warscewiczii x phalaenopsis) 1994

Miltoniopsis Lauren Klehm ( vexillaria x santanaei) nel 1996

Miltoniopsis Angel Falls ( santanaei x phalaenopsis) nel 1997

Miltoniopsis Sweet Santa Rosa ( roezlii x santanaei) 1999

Miltoniopsis Maui Titan ( bismarckii x santanei) nel 2000

Miltoniopsis Mary Catherine Messina ( santanaei x warscewiczii) nel 2002

Miltoniopsis Menina Taylor ( bismarckii x phalaenopsis) nel 2003

Miltoniopsis Joyce Hill (bismarckii x vexillaria) nel 2008

Come detto prima, tantissimi sono stati gli ibridi commerciali prodotti in questo genere, oltre quelli primari appena visti.
Molto spesso nel background genetico di questi ibridi troviamo la Miltoniopsis vexillaria e la Miltoniopsis phalaenopsis, seguite poi dalla Phalaenopsis roezlii. Di recente nell’ibridazione è stata usata anche la Miltoniopsis santanaei.

Un ibrido attualmente molto diffuso e facilmente reperibile in commercio è la Miltoniopsis Herralexandre:


Miltoniopsis Herralexandre coltivata da Enrica Falabrino

Miltoniopsis Herralexandre è stata registrata da C. Page nel 1992 ed è data da Miltoniopsis Alexandre Dumas x Herrenhausen



Miltoniopsis Herralexandre coltivata da Liz Barnard




Miltoniopsis Herralexandre coltivata da Maria Pechnikova 

Gli ibridatori hanno ottenuo piante dai grandi fiori bianchi, rosa, porpora, violetto, giallo, etc.
Nell’ibridazione spesso si cerca di accentuare, alla base del labello, una vistosa macchia, che ricorda una maschera, e che può essere gialla, arancio, porpora, addirittura quasi nera; di solito questa maschera è di un colore che si stacca nettamente da quello del labello, in modo da attirare immediatamente l’occhio dell’osservatore. Esempi ne sono Miltoniopsis Saint Hellier a maschera quasi nera, Miltoniopsis Jersey a maschera gialla, Miltoniopsis Jukes Hyede de Crome a maschera scura, Miltoniopsis Jean Carlson dal fiore porpora o rosa e dalla maschera arancione, etc.

    


Taye Diggs "World Cup"


 

Miltoniopsis Newton falls                                                                 Miltoniopsis Red Tide
prodotte da Inca-Orchids (NL)


          

Altrettanto interessante è l’effetto "water falls" (cascate d'acqua) sul labello, disegno ereditato da Miltoniopsis phalaenopsis.
Esempi di queste "water falls" si trovano nelle Miltoniopsis Millbrook, 
Miltoniopsis Mem Ida Siegel, Miltoniopsis Everst Lyoth a fiore giallo e maschera rossa, Miltoniopsis Maufant a fiori rosa e maschera rosso scuro, Miltoniopsis Beall’s Red Falls rosso con effetto cascata bianco, etc.

milt_milbr.JPG (14772 byte)                   

dalla sinistra: Miltoniopsis Drake "Ruby Falls", Princess Diana (quella col fiore bianco), Hajime Ono "Maui Splash"


 


Miltoniopsis Maui Mist 'Golden Gate', coltivata e fotografata da Elisa Ammitti

la Miltoniopsis Maui Mist è data da Miltoniopsis Gascogne x Martin Orenstein, ibrido registrato da Komoda nel 1999.

questo in foto è il clone "Golden Gate" riprodotto in scala industriale per meristema

E’indubbiamente impossibile però elencare qui tutti gli ibridi prodotti: sono davvero tanti, e ce n’è per tutti i gusti.

 

Coltivazione

Le esigenze colturali sono abbastanza critiche se si prendono in esame le sei specie, in quanto si devono rispettare le condizioni peculiari dell’habitat d’origine, in particolare per quel che riguarda la temperatura e l’umidità. Ad esempio Miltoniopsis roezlii ed, in misura minore,  Miltoniopsis phalaenopsis necessitano di temperature minime elevate, simili a quelle richieste dalle Phalaenopsis; la temperatura minima invernale quindi non dovrebbe andare sotto i 18°.
Tutte le sei specie hanno fiori molto belli, ma sono piante di difficile reperimento, in quanto raramente offerte in vendita, se non in qualche mostra di orchidee, portate da espositori ecuadoregni. Data la loro rarità e difficoltà di coltivazione, sono consigliabili solo a coltivatori abbastanza esperti.

Molto più facili da coltivare sono invece i moderni ibridi, che derivano per lo più da ripetuti incroci tra Miltoniopsis roezlii, che cresce in ambienti umidi e caldi (temperature minime sui 20°), Miltoniopsis vexillaria, che cresce in foreste temperate-fresche (temperature minime intorno a 14°) e Miltoniopsis phalaenopsis, in foreste con temperature intermedie (temperature minime sui 17°). Questi ripetuti incroci hanno attenuato le peculiari richieste delle piante madri ed hanno reso molto più semplice la loro coltivazione. Ricordo che più è presente nel loro DNA la Miltoniopsis vexillaria, meno gli ibridi tollerano le temperature calde, fino a diventare incoltivabili nei climi troppo caldi, a meno di non ricorrere al cooling.

Segno invece tipico della presenza di Miltoniopsis phalaenopsis nel background genetico dell’ibrido è il disegno a cascata sul labello (il cosiddetto "waterfalls").

L’ambiente di coltivazione deve essere costantemente umido, oltre il 70% d’umidità relativa, in quanto elemento caratteristico dell’habitat di origine. Questo è un fattore molto importante, da non sottovalutare in particolare quando si tengono le Miltoniopsis in casa. La mancanza d’umidità relativa ambientale è la causa principale della caduta o appassimento precoce dei fiori ed in molte situazioni causa la dipartita di queste piante, quando vengono acquistate come piante d’appartamento…. 

Il substrato deve trattenere l’umidità e nel frattempo drenare molto bene, per evitare il marciume delle fini radichette. Sono stati proposti svariati tipi di substrati ed anch'io ne ho provati diversi, ma la scelta è legata alle personali abitudini d’ogni coltivatore. Quello che può andar bene per me, non è detto vada bene per un altro coltivatore, che ha abitudini colturali e condizioni ambientali diverse. Solo l’esperienza personale può suggerire il substrato migliore per le proprie condizioni di coltura.

Quando prepariamo il substrato, al fine di scegliere i costituenti migliori, dobbiamo ricordare le seguenti caratteristiche delle Miltoniopsis:

1. le radici sono molto fini, per cui occorre una pezzatura dei componenti il substrato piuttosto piccola;

2. gli pseudobulbi a maturità devono risultare turgidi e gonfi, per cui occorre un substrato che fornisca continuativamente l’acqua necessaria, quindi deve mantenersi umido pur drenando molto bene;

Per quel che riguarda la loro coltivazione, l'obiettivo è quello di avere foglie di un bel verde, né troppo chiaro (indice di poca luce) né troppo sul rossiccio (indice di troppa luce); le foglie inoltre non devono essere plissettate, segnale questo di qualche anomalia nella coltivazione: in particolare ciò si verifica quando non c'è una umidità ambientale sufficiente, e quindi la foglia, che si sviluppa inizialmente piegata in due, non si apre bene e cresce appunto "a fisarmonica"; più avanti spiego meglio questo problema.

Con questo in mente, ogni coltivatore può scegliere l’esposizione ed il substrato che gli permette di raggiungere al meglio lo scopo, tenendo conto del proprio ambiente di coltura e del materiale a disposizione.

Questa è una lista parziale di substrati possibili:  

Nella coltivazione bisogna evitare che il substrato marcisca, in particolare se si usa il bark; in questo caso è indispensabile rinvasare ogni anno. Consiglio di usare vasi molto piccoli: i vasi cioè devono contenere a mala pena il pane radicale; ciò evita pericolosi ristagni d’acqua, permettendo altresì frequenti innaffiature. Lo pseudobulbo a maturità deve essere turgido, contenendo oltre il 90% di acqua, per cui la pianta necessita di molta acqua durante lo sviluppo vegetativo.

Talora le foglie dello pseudobulbo in via di formazione si presentano plissettate, cioè piegate a fisarmonica, e rimangono tali per tutta la loro vita. Sui libri si legge che questo deriva da mancanza d’acqua alle radici o da scarsa umidità ambientale. Ho qualche dubbio che queste siano le sole cause di questo inconveniente, poiché questo fatto mi è successo con alcuni seedling tolti dalla beuta e poi tenuti in substrato sempre umido con elevata umidità ambientale; ciò mi fa pensare che a questo fenomeno possano contribuire anche fattori genetici, per cui alcuni cloni ne sono più soggetti.

 

Fertilizzazioni

Queste piante non vanno mai in riposo completo, e beneficiano da un costante apporto di fertilizzante. Quindi è utile usare dosi maggiori nei periodi di sviluppo vegetativo e dosi minori durante l’inverno. Se ben coltivate e fertilizzate, dopo la tipica fioritura primaverile-estiva, possono ripresentare un’altra fioritura in autunno.
Consiglio di usare un fertilizzante d’alta qualità, a scarso o nullo contenuto d’urea. Ricordo che le formulazioni commerciali in Italia sono "ingannevoli", in quanto non esprimono la reale percentuale dei singoli macroelementi N.P.K. (azoto, fosforo e potassio). Infatti il P è espresso come P2O5, acido fosforico, e il K come K2O, ossido di potassio. Ciò vuol dire che se usiamo un buon fertilizzante N.P.K. 20.20.20, in realtà esso è un 20-8.6-16.6, cioè ha il sì il 20% di N, ma solo l'8.6 % di P, espresso come acido fosforico, P2O5, e il 16.6 % di K, espresso come ossido di potassio, K2O.
E se il fertilizzante contiene urea, l’azoto (N) immediatamente disponibile è ancora di meno!

 

Innaffiature

Non andando in vero riposo vegetativo, queste piante necessitano di una costante fornitura d’acqua ed umidità, con una lieve diminuzione durante l’inverno, poiché in questo periodo il substrato si asciuga più lentamente per via delle temperature più fredde. Usare acqua di buona qualità, a bassa conducibilità, quindi o piovana o prodotta con osmosi inversa.
L’umidità ambientale dovrebbe essere mantenuta costantemente tra 70-80%.

 

Temperatura

Devono essere coltivate a temperatura abbastanza costante tutto l’anno, un po’ come i Paphiopedilum a foglie verdi. La temperatura minima invernale non dovrebbe mai scendere sotto i 14°. Meglio ancora se rimane sopra i 16°.
Durante l’estate bisognerebbe evitare le temperature troppo alte; se questo non fosse possibile, bisogna aumentare la ventilazione e l’umidità ambientale, ad es mettendo il vaso sopra un largo sottovaso, riempito di argilla espansa ed acqua. Beneficiano d'estate dall'essere tenute in giardino, con ventilazione naturale, in zona ombreggiata ed umida.
Queste piante possono sopportare senza apparente danno temperature autunnali/invernali sui 8-10°, ma non trovo nessuna utilità a stressarle con queste temperature

 

Luce

Necessitano di una discreta luce, ma non eccessiva, come i Paphiopedilum a foglie verdi. Si considera ideale 10.000-16.000 lux, e 20.000 nel periodo di maggior sviluppo vegetativo. Evitare di esporre le foglie al sole diretto, in quanto queste verrebebro bruciate, con formazione di macchie antiestetiche. Se esposte bene, le foglie  crescono erette, e non essere cascanti e flaccide. Durante l’estate le foglie possono avere una lievissima tonalità rosata, segno di una buona esposizione; se le foglie diventano però troppo rossastre, questo denota un’eccessiva esposizione alla luce; se verde scuro, stanno ricevendo poca luce. Se esposte a luce insufficiente, si hanno ripercussioni anche sulla fioritura, con steli troppo allungati ed esili e fiori più piccoli.

 

Rinvaso

Come detto prima conviene rinvasare di norma ogni anno, in particolare se si usano substrati a base di bark. Il periodo migliore è alla fine dell’inverno, in modo che la pianta si ristabilisca in tempo, prima di riprendere la forte spinta vegetativa primaverile. Ricordo che da noi la lunghezza delle ore di luce aumenta in modo sensibile con la primavera, mentre nell’habitat naturale questa differenza è molto meno sensibile. Questo porta ad un ritmo di sviluppo vegetativo un po’ diverso che non in natura. E’ in questo forzato periodo di riposo, determinato da temperature basse e da giornate corte, che conviene rinvasare le Miltoniopsis. In quest’occasione dobbiamo anche provvedere a fare un completa opera di pulizia, eliminando tutte le parti vecchie della pianta e le parti eventualmente marcescenti (si riconoscono per il caratteristico aspetto arancio-marrone). Questa pulizia è fondamentale per la salute della nostra Miltoniopsis. Se la pianta è molto ampia, tende a dividersi da sola, per autodivisione del rizoma; conviene quindi rinvasarla in vasi separati.

Ricapitolando: rinvasare appena il substrato inizia a deteriorarsi, usare vasi piccoli e pulire bene la pianta!

 

Malattie

Le Miltoniopsis sono colpite dalle solite malattie fungine; in particolare sono frequenti e pericolosi i marciumi delle radici e degli pseudobulbi, favoriti da uno scarso drenaggio del substrato. Se le foglie denotano qualche problema, controllare le radici: spesso il problema è nel marciume delle radici, e, senza radici sane, addio pianta!
Rimedi: aumentare i fori di drenaggio, mettere un po’ di polistirolo sul fondo, usare vasi piccoli.
Anche le foglie sono sensibili a diversi funghi (ruggine, etc), ma questi sono meno pericolosi dei marciumi. In particolare è sensibile la parte apicale della foglia, che spesso diventa nera; potrebbe però trattarsi anche di una bruciatura da eccessivo uso di fertilizzanti.
E’ possibile che le Miltoniopsis (come gli Odontoglossum) possano essere colpite da alcuni virus, anche se questo evento non è molto frequente. Non esiste cura.
La prevenzione di tutte queste malattie sta’ nel coltivare le piante in un ambiente pulito, sano e dotato di una buona ventilazione. Acquistare sempre piante che abbiano un aspetto sono, senza strane macchie sulle foglie o sugli pseudobulbi. Ricorrere ai fungicidi solo se strettamente necessario.

Le Miltoniopsis possono essere attaccate dalla cocciniglia. In questo caso pulire bene le parti malate, usando alcol isopropilico (in commercio si chiama Alcol Bianco, disponibile nei reparti detersivi). Se l'infezione è molto forte, occorre intervenire con anticocciniglia chimico, dai piretroidi all'olio minerale o all'olio di Neem o ricorrendo a antiparassitari chimici più potenti (Calypso, Confidor, etc etc..)
Se colpite da acari, fare trattamento anti-acaridi, tipo Borneo (Bayer) o altri disponibili in commercio.

In caso di malattie/parassiti è però opportuno farsi consigliare da esperti di fiducia, di solito disponibili presso negozi di agraria/floricoltura.

 

Coltivazione in casa

Gli ibridi commerciali possono essere coltivati agevolmente in casa, avendo perso con le molteplici ibridazioni le caratteristiche peculiari delle specie; si sono adattate cioè alle nostre condizioni ambientali.
In casa però, mentre è facile fornire alla pianta una buona temperatura, è difficile fornirle una corretta umidità. E’ necessario perciò tenere la pianta in un microclima umido, ad esempio appoggiando il vaso su di uno strato di argilla espansa o di ghiaino sempre bagnato; la pianta ha bisogno di luce, per cui è opportuno tenerla vicino ad una finestra, stando però attenti che non riceva troppo sole a mezzogiorno, se esposta a sud, in quanto questo potrebbe bruciare le delicate foglie.
Durante l’estate sarebbe utile tenere 
queste piante all’aperto in giardino o su di un balcone, ombreggiandole opportunamente; la loro crescita all'aperto è molto migliore che non al chiuso di una stanza; ricordarsi però di portarle all'interno quando inizia l’autunno, per evitare il freddo e le gelate, visto che sopportano male temperature sotto i 16°.

Gianantonio Torelli, M.D.
 revisione 2015

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