PHALAENOPSIS

note ed osservazioni a cura del dottor Gianantonio Torelli


il genere Phalaenopsis fu istituito da Carl L. von Blume nel 1825 in Bijdragen tot de flora van Nederlandsch Indië 7: 294. 1825

typus: Phalaenopsis amabilis (L.) Blume

von Blume si basò su Epidendrum amabile, così chiamato da Carl von Linnaeus in Species plantarum: exhibentes plantas rite cognitas, ad genera relatas, cum differentiis specificis, nominibus trivialibus, synonymis selectis, locis natalibus, secundum systema sexuale digestas. Editio Secunda, pag 1351/2. anno 1763.

questa la descrizione del genere Phalaenopsis  fatta da Blume (anno 1825)


fu solo nel 1980 Herman Sweet ne fece una esaustiva revisione, pubblicando THE GENUS PHALAENOPSIS, la prima monografia su questo genere; è un bellissimo libro che consulto ancora oggi con interesse.

Ottimi libri sulla coltivazione delle Phalaenopsis, anche se oramai, al tempo di internet, possono sembrare reperti storici, sono quelli che scrisse Bob Gordon nei primi anni 90.
Bob Gordon fu il primo che avvicinò, 30 anni fa, il pubblico a questo genere di orchidee con libri molto interessanti e validi, soprattutto considerando l'epoca in cui furono pubblicati, periodo in cui le phalaenopsis erano preziose e care, e non si trovavano nei supermercati.
i suoi libri più importanti furono:

Culture of the phalaenopsis orchid (1985)

Phalaenopsis culture: a worldwide survey (1988)


Devo poi citare la revisione monografica su questo genere che fu pubblicata da Eric A. Christenson nel 2009 col titolo: "Phalaenopsis: A Monograph"


allo stato attuale si considera che il genere Phalaenopsis comprenda 66 specie e 7 ibridi naturali

potete vedere qui l'elenco delle specie ora (2019) riconosciute


a queste  66 specie poi si devono aggiungere gli oltre 36.000 ibridi registrati presso la RHS, senza contare i tanti altri ibridi non registrati e che sono venduti nella grande distribuzione in modo anonimo, in quanto le aziende olandesi produttrici li classificano con numeri e sigle ad uso interno, quindi di queste non si sa nulla della loro genetica.

Cosa significa il nome phalaenopsis?

fu il nome che diede  Carl Ludwig von Blume all'Epidendrum amabile L. e significa "simile a falena" dal tardo latino phalaena = falena, farfalla notturna

e si pronuncia falenopsis


sheet from The Linnean Collections        http://linnean-online.org/11263/

questo è l'exsiccatum di Epidendrum amabile depositato da Linneo e che poi fu chiamato Phalaenopsis amabilis da von Blume 


mentre alcuni decenni fa acquistare una phalaenopsis ibrida era costoso, e quindi avere o regalare una phalaenopsis era cosa preziosa, da qualche anno l'avvento della loro riproduzione industriale per via meristematica ha abbattuto in modo incredibile il loro costo di produzione e quindi anche quello di vendita, per cui ora si trovano facilmente economici ibridi di phalaenopsis nei supermercati e nei centri della grande distribuzione, come Ikea, Lidl, Obi, etc

Le persone si avvicinano al mondo delle orchidee per merito di queste phalaenopsis "da supermercato", acquistate o ricevute in regalo.
Molto spesso poi chi è affascinato da questa pianta prosegue nella sua coltivazione, si informa, legge e studia; capita poi spesso che passi a coltivare anche altre orchidee; va ammesso però che purtroppo molte di queste phalaenopsis, una volta sfiorite, finiscono nel cassonetto.


Phalaenopsis speciosa


Coltivare le specie che elenco qui è effettivamente più difficile che coltivare gli ibridi commerciali; ma partendo dalla coltivazione degli ibridi ed acquisito un buon feeling col genere, con il tempo poi molti passano a coltivare le specie naturali.


phalaenopsis amboinensis "Simanis"


Phalaenopsis bellina


Nelle note seguenti tratterò in modo semplice come coltivare in casa le phalaenopsis ibride, in base alle mie esperienze personali. Non è infatti mia abitudine fare... copia e incolla :-)

Ci sono tante alternative, però, e quindi tanti modi di coltivarle; internet ed i gruppi FB di coltivazione sono pieni di consigli e proposte, talora interessanti ma altre volte assurde e pericolose per le piante stesse. Ho letto persino di gente che consiglia di mettere cubetti di ghiaccio sul vaso per indurne la fioritura...

Leggete quindi, ma poi valutate sempre con la vostra testa.



bellissimo ibrido a fiori bianchi ed enormi, che mi rifiorisce regolarmente in casa


Acquistare la phalaenopsis

prendete piante che alla prima ispezione risultino sane, dando un'occhiata alle foglie e alle radici; essendo di solito coltivate in vasi trasparenti, risulta abbastanza agevole farsi un'idea sulle condizioni delle radici e del substrato

quindi: controllate bene le foglie, che non abbiano cioè lesioni o macchie, e soprattutto non abbiano zone mollicce o acquose, che possono nascondere una batteriosi; controllate la corona centrale che deve essere sana; osservate le radici, sia quelle superficiali, aeree, che quelle nel vaso, controllando cioè le radici sia attraverso i lati del vaso sia da sopra.
Non fatevi attrarre solo dal prezzo, che se molto basso può nascondere una pianta in cattive condizioni.
Bisogna considerare che quasi tutte le phalaenopsis vengono prodotte ed imbustate in Olanda e poi arrivano nei centri della grande distribuzione e di solito sono trattate da personale non specializzato in orchidee. Quindi sono o troppo bagnate o troppo poco.

Se possibile, consiglio di acquistare phalaenopsis coltivate in Italia: sono di norma più belle e sane di quelle, più economiche, che arrivano dall'Olanda.
Un ottimo esempio è Menin floricoltura, in provincia di Padova, che riproduce in proprio bellissime phalaenopsis.
anche l'amico Stefano Piazzera a Nave San Rocco, vicino a Trento, le coltiva in modo eccellente.


Phalaenopsis blu

in commercio, soprattutto nei centri commerciali, capita di vedere in vendita alcune phalaenopsis dal fiore blu.


Si tratta di phalaenopsis colorate di blu, nel senso che nella serra di produzione olandese hanno subito una flebo di colorante blu; se controllate verso la base dello stelo troverete il buco in cui è stata fatto la flebo, spesso tamponato con della pasta sigillante.
Non entrando nella polemica se sia giusto o meno colorarla in modo artificiale, ce ne sono ora anche colorate di rosso ed altri colori, segnalo solo che se sopravvive alle nostre cure a casa, quando rifiorirà ovviamente farà fiori bianchi, cioè del suo colore naturale.

Oltretutto il prezzo di vendita è piuttosto elevato, circa 20 euro, quindi molto più di altre phalaenopsis in vendita nello stesso supermercato.

Arrivati a casa

liberate la pianta ed il vaso da eventuali fiocchi, carta da imballaggio, etc

se avete altre orchidee, tenete per qualche giorno la nuova orchidea isolata dalle altre, per verificare che non porti con sè malattie o parassiti

controllate le condizioni del substrato/radici; se fosse molto deperito, potrebbe essere indicato un rinvaso, anche se la pianta è in fiore; altrimenti potete aspettare a rinvasare dopo la fioritura.


Bagnatura

se il substrato sembra molto bagnato, e spesso questo capita nelle piante prese presso la grande distribuzione, ove le bagnature sono fatte da personale non specializzato in piante, aspettate qualche giorno prima di bagnare; se invece è asciutto, è meglio bagnare presto.

Sui gruppi facebook qui in Italia si consiglia spesso di immergere il vaso in acqua, in modo che il substrato si impregni bene di acqua.
Negli USA ed in altre zone d'Europa si consiglia invece di bagnare da sopra il vaso e di far scolare bene l'acqua.
I fautori della prima soluzione sostengono che così si evita il rischio di marciume della corona.
io però ho sempre bagnato da sopra e non ho mai avuto problemi di marciume...infatti la temperatura in cui si coltivano le phalaenopsis è tale che l'acqua evapora rapidamente.

Se immergete il vaso in acqua, ed avete più di un vaso di orchidee, cambiate però ogni volta l'acqua in cui immergete il vaso, per evitare che una eventuale malattia possa passare da una pianta all'altra, tramite l'acqua di immersione.

di norma si consiglia di bagnare quando attraverso il vaso trasparente si vede che le radici da verde diventano color grigio argento; bisogna però anche valutare che substrato è usato in quel vaso; ad es substrati a base di torba o fibra di cocco possono restare bagnati al centro anche se le radici alla periferia sembrano asciutte, viste attraverso il vaso.

il problema dello sphagnum plug:
molte volte, per risparmiare e velocizzare la produzione industriale, in Olanda vengo invasate phalaenopsis contenenti al centro delle radici lo "sphagnum plug", il blocchetto di sfagno in cui furono coltivate da seedling, da piccoline cioè.
Questo potrebbe portare a dei problemi, sopratutto se si bagna per immersione, in quanto lo sfagno, ormai in decomposizione, si inzuppa di acqua proprio in un punto molto critico per la salute della pianta.  Volendo, si può cercare di toglierlo, usando delle pinzette.


Coltivazione in acqua

alcuni propongono di coltivare le phalaenopsis in acqua; lo ritengo un metodo non naturale: infatti le phalaenopsis in natura non vivono certo in acqua e non hanno quindi radici adatte a questo ambiente. E' vero che per un pò è possibile coltivarle in acqua o con sistema semiidroponico, in quanto la pianta adatterà le sue radici, aeree ed abituate all'aria, al nuovo ambiente, ma non so per quanti anni la pianta riesca a sopravvivere con questa coltivazione. I test che ho fatto personalmente con questa tecnica non sono mai stati soddisfacenti, per quel che mi riguarda.

La coltivazione nel classico vaso di plastica trasparente usando bark è la soluzione più sicura.


Coltivazione in vaso o su corteccia

la coltivazione in vaso trasparente è quella più usata e la più comoda per la coltivazione in casa. Il vaso trasparente induce anche di più a radicare dentro il vaso, evitando in parte che le radici crescano troppo fuori dal vaso in modo disordinato. Vedi qui un mio articolo a proposito dell'utilità dei vasi trasparenti.

E' anche possibile coltivare la pianta fissandola ad un substrato rigido, ad esempio un pezzo di corteccia di sughera, di corteccia di robinia, etc. Ho pure avuto qualche successo fissandola su di un pezzo di polistirolo.

mi sia permessa una breve osservazione: da anni in Italia si usano alcuni termini secondo me non corretti, ma oramai entrati nell'uso comune tra gli orchidofili, cioè:

zattera e zatterare, termini brutti e non corretti dal punto di vista etimologico ( non sono infatti previsti neppure dal dizionario Treccani on line)

E' successo che diversi anni fa qualcuno pensò di italianizzare il termine americano slab e mounting on a bark slab con i termini: zattera e zatterare (?)

in americano: slab= a thick plate or slice (as of stone, wood, or bread)

il pezzo di corteccia di sughera infatti non è una zattera, ma un semplice pezzo di corteccia, anche se è vero che  galleggia se messo in acqua 

io quindi preferisco usare il termine corteccia invece di zattera, e quindi dico montare o fissare su corteccia invece di "zatterare" e su questo mi batto da tanti anni, senza però risultato. 😞


Substrato

a parte eccellenti substrati oramai ricordi storici, come le radici dell'osmunda regalis, la coltivazione attuale viene fatta usando o bark ( pezzetti  di corteccia di conifere) o sfagno o fibra di cocco (coir), spesso miscelati tra loro. Importante è che il substrato resti areato e con un buon drenaggio. Idealmente il substrato, ben drenante, dovrebbe asciugarsi in buona parte entro  4-5 giorni.
Purtroppo avendo cessato l'attività l'ultimo produttore di bark, la storica azienda Verdi, attualmente hanno una grossa difficoltà a reperire buon bark persino i professionisti, figuriamoci i coltivatori amatoriali a casa.

Di norma quindi a casa si ricorre ai sacchetti venduti "per orchidee" nei garden o centri commerciali. Si tratta di substrato a base di torba e pezzetti di bark, che può risultare inadatto per la coltivazione casalinga delle phalaenopsis. Un sistema per utilizzarlo è separare il bark dalla torba ed utilizzarlo, magari dopo averlo sciacquato.
Si trova in commercio un ottimo bark, Orchiata, ( "Proud to be New Zealand Made", il loro motto); esso deriva dalla corteccia di una conifera neozelandese, il Pinus radiata; purtroppo è piuttosto caro. Lo si può acquistare on line.
Altro substrato che potrebbe essere usato è la carbonella, substrato usatissimo in oriente. E' consigliabile rompere i pezzi più grossi per ridurli alla dimensione del classico bark.
Altro substrato molto usato, soprattutto a Taiwan, ove ci sono i maggiori produttori di phalaenopsis mondiali, è lo sfagno. Si può usare puro o mescolato a bark o a perlite o a carbonella, per favorire il drenaggio.

Personalmente uso un mix di bark/sfagno/perlite, ma ognuno può inventarsi il suo substrato, che ritengo che debba però sempre drenare bene e nel contempo mantenere una certa umidità.

Due note sullo sfagno

Lo sfagno è una briofita, un muschio per intenderci, e comprende più di 400 specie diverse, distribuite un pò in tutto il mondo, in ambienti acquosi, frequente nel nord europa, da noi si trova nelle zone alpine; di norma vive in paludi con acqua a conducibilità quasi zero. Questo fa capire come, se si usa lo sfagno nella coltivazione delle orchidee, sia importante usare acqua piovana o da osmosi in quanto si degrada molto prima se si usa acqua ad alto contenuto di sali minerali.
come altri muschi, lo sfagno non produce fiori o semi, ma si diffonde tramite spore, prodotte dagli sporofiti portati dai gametofiti.
In cima al fusto troviamo il capitulum, che è la parte più evidente dello sfagno.


qui mostro lo stelo di sphagnum spp., i rami con le foglioline e la testa apicale, il capitulum

Una caratteristica dello sfagno, utile nella coltivazione delle orchidee, è la sua capacità di trattenere tantissima acqua.
Se fai seccare lo sfagno e poi lo metti in acqua, aumenta di 20 volte il suo peso!



torbiera con sfagno



sphagnum spp


A livello commerciale, troviamo il più economico sfagno cileno ed il più pregiato sfagno neozelandese.
In New Zealand lo sfagno, di solito lo Sphagnum cristatum, è raccolto in modo ecosostenibile ed è di ottima qualità in coltivazione.


sfagno secco neozelandese


Che acqua usare?

l'acqua ideale è quella piovana, che potete raccogliere nei giorni di pioggia.

in sua mancanza, si può usare acqua osmotica, ad es quella che si usa per gli acquari e che si può pure produrre in casa con un piccolo sistema di osmosi inversa, oppure acquistando acqua in bottiglia, controllando il valore della conducibilità elettrica, espressa in microsiemens. Più esso è basso, più l'acqua si avvicina a quella piovana. Ottimale sarebbe sotto i 100 microsiemens. Se ne trova a basso costo nei supermercati (ad es. acqua Blues o Sant'Anna, con 25 microsiemens )
Sarebbe sempre buona norma controllare la conducibilità dell'acqua del proprio acquedotto, cosa che ora si può leggere facilmente sul sito web del proprio fornitore di acqua. Ancor meglio sarebbe misurarla con un conduttivimetro, strumento che costa poche decine di euro e che poi viene utile quando prepariamo la soluzione di concimazione.
se questa acqua ha conducibilità sotto i 200, meglio ancora se sotto i 100 microsiemens, è perfetta da usare.


Esposizione

Per fare la fotosintesi clorofilliana, la pianta deve ricevere luce. Evitate però il sole diretto, che, anche attraverso i vetri della finestra, potrebbe bruciare le foglie. Si tratta infatti di piante che in natura vivono epifite su rami o tronchi, protette in parte dalla foglie.
Se le tenete in estate in giardino, abituandole pian piano, possono ricevere anche un pò di sole diretto, ma solo al mattino o verso sera. Le foglie infatti si bruciano con facilità se esposte al sole diretto.

Se le tenete in giardino, protette da un albero, ricordatevi che ad ottobre l'albero perde le sue foglie, il che potrebbe portare ad ustionare le foglie delle phalaenopsis; quindi queste vanno preventivamente riparate dal sole, spostandole più all'ombra.
Inoltre ad ottobre le temperature cominciano ad abbassarsi, per cui, in particolare al nord, bisogna consultare le previsioni delle temperature notturne, ora facilmente reperibili su siti specializzati (tipo le app di weather.com, wunderground, etc) per correre ai ripari, se del caso.

Come ho spesso scritto, http://www.orchid.it/vasi.trasparenti.html, le phalaenopsis fanno la fotosintesi in buona parte tramite le foglie, però sono in grado di fare una discreta fotosintesi pure dalle radici; ciò è confermato dal fatto che in natura ci sono delle phalaenopsis che fanno la fotosintesi solo dalle radici!! la sezione aphyllae, di cui mostro qui sotto alcune specie, ne è un esempio.



Phalaenopsis lobbii, una phalaenopsis che fa evidente fotosintesi dalle radici, che sono verdi
Qui la coltivo su di un pezzo di corteccia di robinia


Phalaenopsis lobbii var. vietnamensis, si differenzia dalla P.lobbii per il colore del labello


Phalaenopsis wilsonii da me coltivata su corteccia

 

Come si vede nelle mie foto, queste Phalaenopsis della sezione Aphyllae crescono benissimo montate su pezzi di corteccia di sughera e le radici verdi indicano la loro attività di fotosintesi, attività tipica di tutte le phalaenopsis e proprio per questo consiglio di usare vasi trasparenti e di non usare i coprivasi opachi, che toglierebbero alle radici questa possibilità di fotosintesi.

i coprivasi possono esser belli da vedere, ma ne sconsiglio il loro uso per le phalaenopsis.

Temperatura

Le phalaenopsis commerciali originano, come specie progenitrici, per lo più da Phalaenopsis filippine, dove godono di un clima caldo e molto umido.
Lì la temperatura nell'arco dell'anno è di media 29° di giorno e 21° di notte.

Le nostre phalaenopsis però sono ibridi con decine o centinaia di incroci a monte, ed hanno perso il ricordo di queste temperature e se effettivamente stanno ottimamente con le temperature filippine sopra menzionate, in realtà però sopportano sia temperature più calde in estate che molto più fredde in inverno.

Ho esposto ibridi di phalaenopsis a temperature sopra i 35° in estate, all'ombra di alberi, ed intorno a 8/10° in autunno senza alcun danno, anzi con un'eccellente induzione di steli.

Ricordarsi però che ovviamente il gelo è deleterio, in quanto le foglie sono carnose ed acquose, per cui il gelo danneggia in modo irrecuperabile il mesofillo fogliare. Vanno quindi riportate in casa, o comunque al riparo, quando è prevista una temperatura notturna di 8/10°, per evitare sorprese negative.


Concimazione

se usate acqua piovana/osmotica questa non ha nessun minerale o nutriente, per cui è una buona idea quella di aggiungervi un pò di concime, soprattutto nelle fasi di maggior sviluppo vegetativo, quindi primavera/estate. Potete usare una normale concime NPK 20-20-20 generico.
Non trovo necessario usare costosi concimi venduti "per orchidee". Se interessati potete leggere un mio articolo al riguardo

Se usate acqua del rubinetto sarebbe cosa utile informarsi, presso l'ente fornitore, sulla sua conducibilità e composizione in sali minerali.
infatti dovete tener conto che quando miscelate nell'acqua i sali del concime, questi vanno ad aggiungersi a quelli già eventualmente presenti nell'acqua del rubinetto.

ricordate che è importante mantenere un rapporto bilanciato tra quantità di luce e concimazione, nel senso che più c'è luce più si può concimare, evitando il concime nei mesi di poca luce.

Per una coltivazione ottimale occorre mantenere sempre un bilanciamento tra luce, temperatura, acqua e concimazione.
E' quello che Bob Gordon chiamava: il YIN e YANG della coltivazione delle phalaenopsis

più aumenta la luce, più si deve aumentare temperatura, acqua, umidità, concime e ventilazione
più la luce diminuisce, più si devono diminuire i fattori visti sopra


Induzione floreale

in natura la temperatura notturna è sempre inferiore a quella diurna, e questo andrebbe replicato in coltivazione
Gli ibridi di phalaenopsis se tenuti fuori in giardino fino ai primi freddi (cioè fino ad 8/10° di notte) fioriscono senza difficoltà.
Naturalmente bisogna tenere d'occhio, in questo caso, le previsioni della temperatura, per portarle rapidamente al riparo qualora fosse previsto un brusco calo delle temperature autunnali.
Se tenute in casa fioriscono senza problemi, se si fornisce questa escursione termica giorno/notte; qualche problema lo potremmo trovare se, lavorando via da casa di giorno, si fa andare il riscaldamento solo di notte, con temperature più calde di notte che di giorno, perchè questo contrasta con il ritmo dell'escursione naturale.

evitiamo però di usare il termine "shock termico" così usato sui gruppi facebook, in quanto non si tratta di dare uno "shock", ma solo di una graduale esposizione della pianta al cambio della temperatura stagionale.

Se vengono tenute fuori, in giardino o terrazzo, ricevono in modo spontaneo una corretta escursione termica naturale giorno/notte, da settembre in avanti.
Questo induce quasi sicuramente la produzione dello stelo ma bisogna stare attenti ad evitare un eccessivo abbassamento della temperatura esterna notturna. Personalmente evito di esporre le phalaenopsis a temperature sotto gli 8°.

La mancanza di induzione floreale a mio giudizio dipende o da poca luce ricevuta nel periodo della fase vegetativa, primavera/estate, con quindi scarso sviluppo vegetativo, o, più facilmente, da una non corretta escursione termica giorno/notte a fine estate/autunno.


Malattie

Di norma con una oculata e attenta coltivazione le malattie sono poche e rare.

La più comune è la batteriosi da Pseudomonas ed Erwinia, che colpisce di solito piante deboli e molli, che hanno ricevuto quindi poca luce o troppo azoto in fase vegetativa; anche la poca ventilazione favorisce la batteriosi.

In giardino io bagno con la canna dell'acqua in estate, ma, essendo all'aperto, le piante si asciugano in fretta, per cui non ho mai avuto problemi di batteriosi. Se siete soliti bagnare mettendo i vasi in ammollo, cercate di cambiare l'acqua d'immersione per ogni vaso.
Se avete paura del ristagno in corona dopo la bagnatura, potete asciugare la corona con un pezzetto di scottex.

Parassiti

Le phalaenopsis possono essere colpite in particolare da:

cocciniglia cotonosa

cocciniglia a scudetto

acari

falsi acari (Brevipalpus e Tenuipalpus)

tripidi


se trovate questi parassiti, dovete provvedere alla loro eliminazione con i metodi, biologici o chimici, che preferite

altri problemi che si possono riscontrare, soprattutto se tenete le phalaenopsis in giardino in estate:

chiocciole; molta attenzione va posta alle chiocciole di piccole dimensioni, come la Cernuella cisalpina, difficili da vedere

limacce, o lumaconi senza conchiglia, molto voraci

bruchi che si nutrono delle foglie

negli ultimi anni ho osservato anche danni, per fortuna non molto gravi, da cimice cinese e da metcalfa


elenco delle specie riconosciute, ottobre 2019

Phalaenopsis amabilis (L.) Blume

Phalaenopsis amabilis subsp. moluccana (Schltr.) Christenson

Phalaenopsis amabilis subsp. rosenstromii (F.M.Bailey) Christenson

Phalaenopsis amboinensis J.J.Sm.

Phalaenopsis aphrodite Rchb.f.

Phalaenopsis aphrodite subsp. formosana Christenson

Phalaenopsis appendiculata Carr

Phalaenopsis bastianii O.Gruss & Roellke

Phalaenopsis bellina (Rchb.f.) Christenson

Phalaenopsis buyssoniana Rchb.f.

Phalaenopsis celebensis H.R.Sweet

Phalaenopsis chibae T.Yukawa

Phalaenopsis cochlearis Holttum

Phalaenopsis corningiana Rchb.f.

Phalaenopsis cornu-cervi (Breda) Blume & Rchb.f.

Phalaenopsis deliciosa Rchb.f.

Phalaenopsis deliciosa subsp. hookeriana (O.Gruss & Roellke) Christenson

Phalaenopsis doweryensis Garay & Christenson

Phalaenopsis equestris (Schauer) Rchb.f.

Phalaenopsis fasciata Rchb.f.

Phalaenopsis fimbriata J.J.Sm.

Phalaenopsis finleyi Christenson

Phalaenopsis floresensis Fowlie

Phalaenopsis fuscata Rchb.f.

Phalaenopsis × gersenii (Teijsm. & Binn.) Rolfe

Phalaenopsis gibbosa H.R.Sweet

Phalaenopsis gigantea J.J.Sm.

Phalaenopsis hieroglyphica (Rchb.f.) H.R.Sweet

Phalaenopsis honghenensis F.Y.Liu

Phalaenopsis inscriptiosinensis Fowlie

Phalaenopsis × intermedia Lindl.

Phalaenopsis javanica J.J.Sm.

Phalaenopsis kunstleri Hook.f.

Phalaenopsis × leucorrhoda Rchb.f.

Phalaenopsis lindenii Loher

Phalaenopsis lobbii (Rchb.f.) H.R.Sweet

Phalaenopsis lowii Rchb.f.

Phalaenopsis lueddemanniana Rchb.f.

Phalaenopsis luteola Burb. ex Garay, Christenson & O.Gruss

Phalaenopsis maculata Rchb.f.

Phalaenopsis malipoensis Z.J.Liu & S.C.Chen

Phalaenopsis mannii Rchb.f.

Phalaenopsis mariae Burb.ex R.Warner & H.Williams

Phalaenopsis micholitzii Rolfe

Phalaenopsis mirabilis (Seidenf.) Schuit.

Phalaenopsis modesta J.J.Sm.

Phalaenopsis mysorensis C.J.Saldanha

Phalaenopsis natmataungensis (T.Yukawa, Nob.Tanaka & J.Murata) Dalström & Ormerod

Phalaenopsis pallens (Lindl.) Rchb.f.

Phalaenopsis parishii Rchb.f.

Phalaenopsis philippinensis Golamco ex Fowlie & C.Z.Tang

Phalaenopsis pulcherrima (Lindl.) J.J.Sm.

Phalaenopsis pulchra (Rchb.f.) H.R.Sweet

Phalaenopsis regnieriana Rchb.f.

Phalaenopsis reichenbachiana Rchb.f. & Sander

Phalaenopsis robinsonii J.J.Sm.

Phalaenopsis × rolfeana H.R.Sweet

Phalaenopsis sanderiana Rchb.f.

Phalaenopsis schilleriana Rchb.f.

Phalaenopsis × singuliflora J.J.Sm.

Phalaenopsis speciosa Rchb.f.

Phalaenopsis stobartiana Rchb.f.

Phalaenopsis stuartiana Rchb.f.

Phalaenopsis sumatrana Korth. & Rchb.f.

Phalaenopsis taenialis (Lindl.) Christenson & Pradhan

Phalaenopsis tetraspis Rchb.f.

Phalaenopsis thailandica O.Gruss & Roeth

Phalaenopsis × valentinii Rchb.f.

Phalaenopsis × veitchiana Rchb.f.

Phalaenopsis venosa Shim & Fowlie

Phalaenopsis violacea H.Witte

Phalaenopsis viridis J.J.Sm.

Phalaenopsis wilsonii  Rolfe                                                                      

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